domenica 26 febbraio 2012

Chaos ( parte 1°)



Antonino Costa.

                                                 
Nel proseguo dell’analisi di   questa crisi sono giunto alla conclusione che il nostro futuro prossimo sarà caratterizzato da un lungo periodo che possiamo definire di grande e permanente “CAOS “ cioè di un continuo disordine sociale crescente che potrà diventare anche guerra civile.
Inizialmente ed è questo il tempo, sarà Caos calmo , (come il titolo di un film di Nanni Moretti) , per poi passare a un Caos movimentato ed agitato, e come ultimo sarà il Caos violento ed esplosivo. Ovviamente non mi è consentito sapere i tempi delle varie fasi , ma analizzando la situazione possiamo già oggi cogliere i segni divenuti  manifesti ed evidenti, del Caos che sta montando.
Senza voler demonizzare l’idea neo-liberista di Von Hayek di per sé legittima, e suo malgrado quando in buona fede portatrice anche di posizioni rispettabili e positive. Sarà questa teoria economico sociale usata come mezzo per legittimare una  politica neo-liberale portata alle sue estreme conseguenze applicative, che determinerà il Caos insieme politico, sociale, ed economico, in primis dell’Europa tutta intera, se non di tutto l’occidente, e del pianeta intero.
Il problema vero non è nella teoria  neo-liberista , ma nella sua applicazione rigida e fondamentalista al pari di una religione , che quando passa nella fase di applicazione radicale, pretende di sostituire la realtà oggettiva delle cose con una visione teoretica-fondamentalista dell’ideologia neo-liberale. Per i sacerdoti del neo-liberismo se la realtà non si adatta alla loro visione , è la realtà che sbaglia, e pertanto va corretta con ancora più massicce dosi di neo-liberismo, indipendentemente dai risultati e dalle conseguenze che questo ha sulla realtà stessa.
Ma perché  sarà il Caos per la nostra condizione esistenziale?
Abbiamo goduto nel ricco Occidente del mondo, di numerosi anni di relativo benessere, probabilmente l’unico periodo della storia dell’umanità dove tante persone contemporaneamente hanno visto le loro condizioni di vita migliorare. Fino a ieri abbiamo dato per scontato che tutto questo fosse ormai  normalità nelle nostre esistenze; lo stato sociale che per quanto imperfetto ha dato garanzia a tutti di potere vivere una vita decente, con pensioni e sanità che erano un fatto acquisito. Nella visione neo-liberale tutto questo è un’inutile appesantimento finanziario dello stato perché per costoro, lo stato deve limitarsi alla promulgazione delle leggi atte a favorire la proprietà privata e la libertà di impresa, e disinteressarsi di creare condizioni favorevoli per tutti, e soprattutto deve astenersi dal prendere parte alla redistribuzione del reddito e alla tutela del patrimonio comune. I fondamenti principali  su cui è imperniato il neo-liberismo sono:
1.     L’individuo lasciato libero di fare impresa capitalistica sarà spinto dalla propria avidità ad arricchirsi, consentendogli di incrementare i propri profitti  per induzione anche la collettività circostante ne potrà beneficiare.
2.     Lo stato deve limitarsi soltanto a legiferare e ad sorvegliare affinché la libera impresa possa realmente essere tale, e deve inoltre privatizzare tutti i servizi e beni comuni alienabili, per consentirne una più libera ed efficace gestione privatistica.
3.     Coloro che amministrano le imprese devono rispondere esclusivamente agli interessi dei propri azionisti , salvaguardando i loro profitti , senza porsi nessun orizzonte o missione sociale.
4.     I mercati finanziari e della produzione, devono essere lasciati liberi, perché sono in grado in modo automatico di regolarsi per il meglio.
5.     In questa ottica rientra soprattutto la gestione del mercato del lavoro, che deve essere liberalizzata al massimo, riducendo al minimo l’incidenza del lavoro sindacalizzato e regolamentato, a favore di quello libero e de contrattualizzato, che consente al datore di lavoro la massima flessibilità nella gestione dell’ organizzazione del lavoro, nel senso di orari , turnazioni , pause ,ferie ,(scaricando sul lavoro e sui lavoratori  costi fissi e  rischio d’impresa) . La remunerazione viene contrattata dallo stesso lavoratore con l’imprenditore ( essendo il lavoratore a sua volta imprenditore di se stesso – prestatore d’opera) . I lavoratori che non hanno un lavoro o che lo hanno perso devono porsi in uno stato di continua formazione, affinché possano alla prima occasione essere reimpiegati(ovviamente la formazione viene finanziata dalla collettività). Coloro che non vogliono lavorare , è perché non accettano la paga che gli viene offerta in quel momento , o perché hanno altre aspirazioni, o semplicemente perché non hanno voglia di lavorare.
6.     Per finire , (anche se ci sarebbero altri punti da menzionare) Lo stato deve essere improntato alla massima efficienza, e deve astenersi a costruire un costoso (per i Neo-lib.) stato sociale ; per coloro che non riescono deve esserci soltanto la garanzia di un aiuto di sussistenza, per il resto devono cavarsela da soli.

Questi punti li ho menzionati per potere dare un orientamento alla discussione, illustrando i meccanismi su cui si snoda questa teoria economica. Intanto si deve notare che il fondamento più importante per la visione di Von Hayek è che la società nel suo complesso deve essere destrutturata , e divenire composta essenzialmente di individui che devono essere lasciati a cavarsela da soli , annullando di fatto tutte le istanze sociali che hanno consentito il livello di civiltà e di benessere che abbiamo fin qui conosciuto: è l’apoteosi dell’individualismo. Sette miliardi attuali di esseri umani tutti in competizione cruenta tra di loro……
Altro punto cardine è il profitto elevato a vero e proprio Totem dell’esistenza , basata su una bramosia e una avidità senza pari, che dovrebbe spingere le società ad alte conquiste  economiche. Tutto questo per poter funzionare, deve poggiare sulla convinzione tutta di V. H. che l’individuo e quindi la collettività nel suo complesso, accettino e collaborino spontaneamente al funzionamento del sistema neo-liberale ritenendolo fra i sistemi economici e sociali il più efficiente possibile. Più di qualche economista presuntuoso ed arrogante ritiene che per quanto iniquo possa essere il Neo-liberismo non c’è alternativa a questo capitalismo.  Per convincere della fondatezza di questa affermazione tutta ideologica, la macchina propagandistica del neo-liberismo si serve di tutti i mezzi di informazione possibili : La gran parte dei giornali generalisti , nonché radio e televisioni, e per finire ha reclutato quasi tutti i professori economisti presenti sulla piazza, mettendoli sul proprio libro paga. Questi sono stati allevati come dei polli,  imponendo loro studi universitari di presunta scienza economica, dove i nove decimi delle materie sono di carattere neo-liberale.
 Riepilogando; E’ possibile dividere la società nel suo insieme in due grandi  parti rappresentative:
a)     Tutti coloro che per vario titolo e funzioni beneficiano del sistema neo-liberale capitalistico , e tutti coloro che ne pagano i costi. La finanza che ha creato un sistema transnazionale in grado di condizionare  e decidere la sorte di interi popoli, imponendo agli stati attraverso il controllo e il ricatto finanziario con il concorso dei politici locali loro sodali, misure di espropriazione economica ed estorsione materiale contro la popolazione (vedi Grecia, ma anche Italia, Spagna, Portogallo, e presto tutta l’Europa nel suo complesso, compresa la spocchiosa ed arrogante Germania ) che sono di vera e propria rapina sociale. Faccio presente che i politici propriamente collusi  che spesso risultano essere gli stessi uomini che siedono nei consigli di amministrazione del sistema bancario non sono poi molti, il resto della platea dei politici sono di una incompetenza tale da non destare la minima preoccupazione ai neo-liberali, sulla loro reale capacità di comprendere la situazione e quindi di opporvisi e di porvi rimedio.  Nella stessa categoria ci sono ovviamente gli imprenditori “Capitalisti” , che si avvantaggiano della situazione tutta tesa a favorirli, come le Multinazionali per esempio , che possono scorrazzare per tutto il pianeta in cerca di costi del lavoro sempre più favorevoli, in quanto gli stati ( soprattutto quelli Europei) pongono pochi vincoli alla libera e concorrenziale(per loro) circolazione di capitali e merci. Essi mantengono i loro mercati di sbocco in occidente, mentre le merci le fanno produrre  in quei paesi che per attrarre capitali e tecnologia abbattono i diritti sul lavoro, rendendo i propri cittadini pressoché degli schiavi , che non avendo alternative si adattano ad una vita infernale, pur di potere legittimamente sopravvivere. Il commercio avviene invece con quei paesi ancora ricchi come l’occidente e ovviamente l’Europa, che in questo modo vedono svuotarsi la loro economia sia in termini finanziari ( dovendo indebitarsi per potere sostenere ancora i consumi) sia in termini di perdita di competitività, vedendo chiudere o delocalizzare tutte le loro aziende  manifatturiere .
b)    Nella seconda categoria ci sono tutti gli altri, cioè coloro che pagano i costi esorbitanti di questo capitalismo brutale , da cui ci vengono comminate purghe assurde e incomprensibili (per noi). A questa categoria molto numerosa ma con scarsissimi poteri,  è stato tolto il futuro ed il fiato, e  vengono sistematicamente rapinati con i pretesti più assurdi. Qui si possono trovare tutti coloro che fanno parte della famosa classe media, ma ci sono anche imprenditori piccoli e medi, liberi professionisti , lavoratori dipendenti di tutti i generi, che siano pubblici o peggio privati, che abbiano funzioni dirigenziali, o mansioni umili, che abbiano un titolo di studio elevato o inferiore, poco importa , tutta questa pletora sociale è soggetta al ricatto e ai capricci dei mercati manipolati. Le piazze principali ovviamente sono attualmente Londra che con la sua City concorre al 11% del P.I.L. nazionale Inglese, che ovviamente  va nelle tasche di pochi super finanzieri, e New York che con la sua Wall Street  è attualmente ritenuta la piazza finanziaria mondiale principale. Queste due piazze finanziarie insieme a tutte le altre del mondo loro affiliate , e a un sistema bancario intimamente connesso sono oggi i veri poteri che controllano una gran parte di Mondo, se non tutto.
È ovvio che i cittadini del continente Europeo , cominciano a sentire la pressione di questo capitalismo assolutamente assurdo e innaturale, il risentimento è già in atto, tutto questo genererà una società sempre più caotica, e sempre meno disposta a subire il dispotismo finanziario-capitalistico, fino a giungere ad una decisa ostilità , che potrà addivenire  in una contrapposizione democratica se verranno prese adeguate misure atte a riportare la democrazia reale nelle mani dei rispettivi popoli  , oppure finire in una vera e propria catastrofe sociale e guerra civile , con un crescendo caotico ingovernabile, che potrebbe determinare il suicidio dello stesso capitalismo fatale che ci ha condotti a questo punto.
Nel prossimo capitolo comincerò a parlare della fase del “ Caos calmo” che è poi quella in cui siamo oggi, a seguire il caos agitato e poi quello ( speriamo che non vi si debba assistere) di caos violento e dirompente.


Antonino Costa                                             25 Febbraio 2012.

martedì 7 febbraio 2012

Il Totem dell'articolo 18.


     Antonino Costa
                                                      
L'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori
L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970, n. 300) afferma che il licenziamento è valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo.
In assenza di questi presupposti, il giudice dichiara l'illegittimità dell'atto e ordina la reintegrazione del ricorrente nel posto di lavoro. La reintegrazione deve avvenire riammettendo il dipendente nel medesimo posto che occupava prima del licenziamento, salva la possibilità di procedere al trasferimento in un secondo momento, se ricorrono apprezzabili esigenze tecnico-organizzative o in caso di soppressione dell’unità produttiva cui era addetto il lavoratore licenziato. In alternativa, il dipendente può accettare un'indennità pari a 15 mensilità dell'ultimo stipendio, o un'indennità crescente con l'anzianità di servizio.

Facciamo un po’ di ironia:
Chi sarebbe disposto ad affermare che il principio annunciato nell’articolo 18 è fondamentalmente sbagliato?
Certo è sbagliato se volessimo considerare i lavoratori delle non persone ; perché delle non persone dovrebbero avere diritti? Se l’economia con visione neo-liberista considera soltanto la libertà e i diritti dei capitalisti  come quelli tutelabili , si può capire allora che i diritti dei lavoratori intesi come strumenti (utensili che vengono usati per produrre), devono essere rimessi al servizio dei capitalisti .
Quello che è importante notare è il contesto in cui avviene questa discussione, si vuole riformare lo statuto dei lavoratori per adattarlo alla visione neo-liberista di V. Hayek , perché questa è la visione della classe dominante, ed è proprio questa visione che li legittima e che gli consente di trarre il massimo profitto dalla loro posizione dominante.
Allora questa visione deve essere imposta in tutti i modi possibili, anche sapendo che è scientificamente un fallimento sociale ed economico , esattamente come in un contesto Teocratico fondamentalista (vedi repubblica Islamica Iraniana) , ma consente a loro di autoassolversi dai ripetuti fallimenti che sono sotto gli occhi di tutti, consentendo inoltre di allungare ancora un po’ l’inevitabile caduta , facendo ricadere le responsabilità e i costi sulle classi sub-alterne.
Ecco che l’articolo 18 diventa un totem da abbattere, dicendo che è a causa di esso che l’imprenditore non è in grado di assumere più lavoratori (pardon più macchine utensili) , che se fosse in grado di licenziarli quando e come vorrebbe allora si che la nostra economia crescerebbe a ritmi sostenuti. Ma pensate si potrebbero creare più posti di lavoro licenziando liberamente i lavoratori (pardon; le non persone) . La cosa strana è che l’Italia nonostante questo imbarazzante articolo è stata fino ad oggi nel club dei paesi più sviluppati del pianeta, oggi che siamo in caduta libera , per riconquistarci le posizioni perdute dobbiamo rendere non persone questa pletora di popolazione , che pensate un po’ osa pensare a un lavoro stabile e dignitoso. Mah questi bamboccioni, dicono dalla casta dei potenti protetti e super raccomandati , non vogliono proprio fare sacrifici! Come osano pensare che devono avere un lavoro dove essere anche dei cittadini con le loro dignità! Ma che Noia, questa trita tiritera, devono capire che oggi l’economia globalizzata voluta e gestita dai capitalisti neo-liberali (viva la libertà! Ovviamente la loro) richiede gente disposta a lavorare quasi gratis per almeno 16 ore al giorno , magari dormendo direttamente in fabbrica, e se poi non dovessero servire più allora li licenzi come ti pare e piace .
Poco importa se tutto questo ridurrà i redditi da lavoro a pura testimonianza del tempo che fu, l’importante che loro possano sopravvivere anche calpestando i cadaveri (metaforici ovviamente) delle persone cadute sotto i colpi del fondamentalismo teocratico neo-liberista suicida. I redditi da lavoro danno fastidio se vengono redistribuiti agli altri, che diamine, loro sono la razza eletta e gli altri sono i paria.
Oggi non ci sono più le classi sociali , tutt’al più esistono categorie di cittadini di estrazione medio bassa che si fanno la guerra fra loro, ingrassando ancora meglio i capitalisti finanziari, e contribuendo con la loro apatia alla dittatura dei mercati manipolati , che non trovano nessun tipo di ostacolo al loro cammino; La lotta di classe è stata sostituita dalla lotta di categoria. Il potere non processa mai se stesso. E' indifferente alla realtà delle cose. Se la realtà non corrisponde alla sua visione, è la realtà che sbaglia.
L’articolo 18 è un problema soltanto per i capitalisti, che nutrono un profondo disprezzo per le classi sub alterne…..
Svegliatevi la lotta di classe è già in atto!…. Solo che attualmente è rovesciata, i ricchi sono all’attacco dei poveri che grazie alle conquiste sociali del secolo scorso non sono ancora sfruttabili come piacerebbe a loro, quindi….Via questi scomodi diritti…..



Antonino Costa.                           7 feb. 2012

domenica 5 febbraio 2012

Capitalismo Una amore fatale. A. Costa
Questa crisi oltre che incidere sui nostri stili di vita è una occasione per rielaborare ed analizzare il sottostante culturale che caratterizza la società attuale, e con questo rivedere la nostra futura organizzazione sociale, in una direzione diversa e più proficua dell’attuale. La prima costatazione da fare è che attualmente il Capitalismo è la forma socio-economica egemone in tutto il pianeta, tranne in qualche stato tipo la Corea del nord , o Cuba , dove resistono ancora forme strane di comunismo, o come nella stessa Cina dove si è affermato un capitalismo di stato tutto particolare, in cui convivono forme di accumulo personale di capitale senza le tipiche libertà personali dei paesi liberali. I motivi di questo successo sono almeno due : il primo è del tutto evidente gli USA insieme al blocco occidentale ,è il paese vincitore della seconda guerra mondiale. In seconda battuta e in un secondo tempo, il modello socio economico di stampo capitalista liberista del blocco occidentale ha vinto sul modello che proponeva il blocco Sovietico di stampo socialista-comunista. La vittoria del capitalismo ha dato inizio alla diffusione e alla totale legittimazione di questo modello di organizzazione sociale ed economico in tutto il mondo. Non ci sono più ostacoli; e nell’immaginario collettivo questo diventa il modello economico migliore a cui si possa aspirare, consentendo il suo rapido diffondersi sul pianeta , diventando esso stesso la ragione prima della globalizzazione in atto. In cosa consiste dunque il fascino del capitalismo? E’ perché è riuscito in così poco tempo a diventare il modello unico di riferimento di tutto il pianeta? La globalizzazione oggi non sarebbe stata possibile senza la diffusione a 360° del capitalismo. Sicuramente questo credo ideologico ha unificato tutto il pianeta; ma è avvenuto con una tale velocità , e con tali e tanti squilibri , che ha generato infine la crisi sistemica in atto. A questo punto è arrivato il tempo di una profonda revisione e rivisitazione dei meccanismi e dell’ideologia che hanno reso possibile la globalizzazione attuale, proprio per evitare un arretramento traumatico e con conseguenze assai spiacevoli per il mondo intero. Il fascino segreto del capitalismo. L’uomo è un animale sociale per eccellenza, tutta la nostra esistenza e la nostra realizzazione come individui si realizza all’interno di una comunità. La comunità ci da la sicurezza necessaria per la nostra sopravvivenza; all’interno di essa bisogna osservare le regole di convivenza le convenzioni e la scala di valori, che possono differire da luogo a luogo, e da comunità a comunità. Gli individui possono soddisfare le proprie necessità sia di beni che di servizi lavorando ed operando nella comunità, ed è sempre la comunità che permette la realizzazione emotiva e sociale dell’individuo attraverso l’osservanza e l’apprendimento di riti e convenzioni largamente riconosciuti. Il fascino del capitalismo consiste nel semplificare e di molto i riti e le convenzioni sociali della convivenza comune, là dove il valore delle persone viene normalmente misurato dalle proprie qualità e virtù, con il capitalismo è possibile ridurre il tutto al semplice possesso di denaro e di beni . Innalzando il profitto a massima aspirazione sociale, con il quale è poi possibile comprare tutto il resto, dalla salute ai beni di prima necessità a quelli di lusso ai beni immobili a quelli immateriali e via dicendo ,fino al riconoscimento sociale da parte della collettività stessa, la quale innalza a bene supremo il possesso di denaro fino ad estenderlo al suo possessore . Se sei ricco ti viene riconosciuto un plusvalore anche come persona, ti si aprono grandi possibilità sociali , e hai una visibilità che altrimenti non potresti avere. Questo comporta che tutto ciò che siamo può essere ridotto a merce; dalle nostre paure alle nostre stesse sofferenze, dai nostri valori più intimi a tutto ciò che ci circonda, compreso l’ambiente e il nostro stesso eco sistema, fino alle nostre credenze religiose sia collettive che personali. Se con il denaro è possibile comprarsi tutto il resto ,allora basta procurarsene molto , l’equazione “tu sei quello che hai” diventa automatica, e il denaro e il possesso di beni diventa il fine stesso dell’esistenza . La società capitalista assegna un ruolo all’individuo solo se consuma voracemente beni e servizi, anche e soprattutto oltre il bisogno reale , se non si fa parte di questo schema si viene emarginati con indifferenza, tanto da diventare un peso per il sistema. Ecco allora che il PIL (prodotto interno lordo) per uno stato diventa l’unico metro di approvazione e di promozione per fare parte di questa comunità capitalista , l’esigenza di crescere in termini di PIL diventa cogente per tutti gli stati, pena l’esclusione dal club, e diviene anche il termine con il quale sei accettato nella comunità globalizzata. Ed ecco che la società mondo capitalista accelerando di fatto tutti i suoi programmi diventa neo-liberismo, dove in nome e per conto del totem del profitto si tramuta in capitalismo finanziario, allentando e disfacendo tutti i vincoli di controllo sociale e politico che la fase Keynesiana aveva introdotto per poterne controllare gli eccessi di cui tale sistema è portatore. Il capitalismo neo-liberista innalza la finanza a protagonista indipendente del sistema produttivo economico, liberandola da ogni vincolo politico e sociale e territoriale, consegnando tutto il potere nelle mani di poche banche mondiali (dette banche d’affari), rendendo il capitalismo del profitto della fase di produzione di beni reali, subalterno a quello finanziario. In un primo tempo , quando viene eletto il presidente americano D. Reagan e il premier Inglese M. Thatcher grosso modo durante gli anni 1982-1992 , venne creata una legittimazione ideologica alla nuova teoria economica e politica battezzata in seguito neo-liberismo , il cui capostipite e ideatore è l’economista Austriaco Von Hayek. Durante gli anni settanta del secolo scorso l’economia occidentale subì un grosso rallentamento della crescita ,in particolare si verificò l’insorgere di una inflazione monetaria di difficile soluzione. Accanto all’inflazione si osservò una fase recessiva della produzione con l’aumento della disoccupazione della forza lavoro, un fenomeno fino ad allora mai visto, che prese il nome di stagflazione, che sta ad indicare la presenza contemporanea di inflazione e stagnazione dell’economia. Allora per tentare di risolvere la situazione il presidente Americano Nixson fece una cosa che si rivelò peggiore del male: Intervenne in economia bloccando i prezzi e gli stipendi della forza lavoro, peggiorando ancora di più la situazione. Questa battuta d’arresto venne attribuita all’esaurimento dell’efficacia del capitalismo interventista di J.M. Keynes, che aveva comunque garantito la maggior crescita economica che l’occidente abbia mai visto da sempre, accompagnata da una redistribuzione sociale e una coesione sociale senza pari; In Inghilterra con l’avvento del governo conservatore della Sig. Thatcher venne adottata la nuova teoria economica di V. Hayek, poi condivisa nei fatti dal presidente USA D. Reagan. Nel decennio degli anni settanta, nei paesi più industrializzati i modelli keynesiani dell'economia entrano in crisi e si affermano le teorie liberiste dei Chicago-boys che ispireranno le politiche di Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Nel 1974, il premio nobel per l'economia va a Friedrich Hayek, il profeta del liberismo, che afferma «Seguendo le tradizioni morali sorte spontaneamente e sottostanti all'ordine concorrenziale del mercato ... noi possiamo generare e raccogliere una quantità di conoscenza e di ricchezza più grande di quella che potrebbe essere ottenuta e utilizzata in un'economia diretta centralisticamente ... ». Il centralismo economico e i "dinosauri" di stato hanno invece grandi estimatori in Italia, dove nell'indifferenza di un'opinione pubblica rassegnata e drogata da media corrivi e correi si realizza un colossale spreco di risorse umane e materiali che non ha uguali nel mondo. Le teorie economiche. Io credo che qualsiasi teoria venga elaborata nel campo socio-economico, sia da considerarsi a priori in buona fede, come sono sicuro lo sia il neo-liberismo di V. Hayek e, che sia degna di stima , ma quando si passa dalla teoria ai fatti si dovrebbe usare tutte le cautele e le dovute attenzioni che si usa normalmente con le sostanze pericolose. Piegare il mondo in modo forzoso ad adottare questo pensiero politico, per quanto nobili e positive possano essere le intenzioni dei proponenti, essi ci hanno esposto alla più grande crisi che il capitalismo possa ricordare. Essersi innamorati follemente e senza freni del fascino fatale di questo credo è stato sicuramente un errore. Tranne rare eccezioni tutti gli amori che hanno come base una sfrenata e incontrollata passione, sono destinati al fallimento . Se l’uomo fosse un robot lo si potrebbe programmare ad accettare come unico valore il profitto, ma per quanti sforzi si possano fare per addomesticarlo, l’uomo rimane quello che è! E se lo si vuole veramente libero ne andrebbe rispettata la natura. Le teorie economiche , tranne per alcuni fondamentali , che io definirei variabili dipendenti, non sono un fatto scientifico, non è possibile riprodurle in laboratorio , sperando che diano sempre lo stesso risultato. Oggi l’instabilità finanziaria e monetaria è divenuta di fatto sistemica ,anche se in un contesto mondiale diverso, si sono ripetute tecnicamente le stesse condizioni della grande crisi del 1929 , adesso la crisi è arrivata nel cuore dell’impero che l’ha generata, L‘occidente! Von Hayek riteneva che lo stato si dovesse occupare soltanto di elaborare alcune regole di base, e poi occuparsi di farle rispettare, ecco un piccolo estratto dai suoi scritti: “è la sola soluzione finora scoperta dagli uomini per risolvere il problema di conciliare la libertà individuale con l’assenza di conflitti. Legge, libertà, proprietà sono una trinità inseparabile. Non vi può essere alcuna legge, nel senso di regola universale di condotta, che non determini confini di aree d’azione, stabilendo regole che permettono a ciascuno di accertare fin dove egli è libero di agire” (Law, Legislation and Liberty). Queste poche righe non esauriscono il pensiero di questo insigne studioso, che rimane materia da approfondire , si tratta comunque del cuore del suo pensiero , e mi preme osservare che il risultato nell’applicazione delle sue tesi è azzardato se non pericoloso. Lui sostiene che l’economia può fare tranquillamente bene senza nessun tipo di regolazione da parte dello stato, e quindi delle comunità che esso esprime, in quanto è capace di equilibrarsi da sola , lo stato attraverso la legge si deve soltanto preoccupare a fare rispettare le regole che garantiscono le liberà personali e la proprietà privata, presupponendo che le risorse per la crescita economica siano talmente abbondanti da divenire una variabile indipendente dalle singole volontà; a questo punto basta liberare dal controllo della politica tutto il sistema economico , comprese quei beni comuni che sono patrimonio dei cittadini e che dovrebbero essere inalienabili, perché l’avidità dei singoli di fare profitto faccia da volano per tutto il resto. Adesso è soltanto la volontà del singolo che diventa importante ,la sua intraprendenza, e la voglia di fare profitto diventano un fatto centrale nella vita dei cittadini. La società si atomizza ,l’individuo diviene centrale nella legiferazione degli stati, nasce l’esaltazione dell’individualismo come fattore centrale nell’azione dello stato,. e vengono meno le istanze comuni. In un mondo dove le risorse fossero illimitate ,il neo-liberismo di Von Hayek sarebbe la carta migliore da giocare, ma nel nostro dove la popolazione mondiale negli ultimi 70 anni ha raggiunto i 7 miliardi di anime diventa difficile da praticare , le risorse hanno già raggiunto la saturazione , non sono sufficienti per garantire a tutti singolarmente di potersi appropriare dei beni disponibili, e quindi di trovare la propria felicità nel facile arricchimento. Bisogna tenere presente che la mentalità fin qui pubblicizzata è quella dell’individualismo fine a se stesso, V.H. ritiene che chi non riesce e cioè gli emarginati ,i malati gli anziani e via dicendo devono in qualche modo cavarsela da soli, fatta eccezione per un piccolo aiuto che ne consenta il sostentamento di base. Ripeto tutto questo è apprezzabile nella misura che consentisse alla maggioranza della popolazione mondiale di progredire e migliorare le proprie condizioni di vita oltre che le aspettative sul proprio futuro. Oggi ad arricchirsi sono una esigua minoranza, che potendo godere di posizioni economiche e sociali dominanti dettano a tutti gli altri le proprie condizioni. Ed ecco che vengono meno le aspettative della stragrande maggioranza (qualcuno la chiama il 99% della popolazione ), che si vede portare via anche quel reddito e quei diritti che aveva così faticosamente conquistato negli anni del capitalismo Keynesiano. Il neo-liberismo attuale ,non crea nuova occupazione , non crea nuovo reddito ,consente semplicemente a pochi in nome e per conto di tale teoria ,di impoverire larghe fasce di popolazione che viene abbandonata nell'indigenza ,e senza la prospettiva di un futuro , e senza una visione alternativa a questo disegno. Inoltre gli consente di approfittate delle conquiste tecnologiche, che applicate al settore produttivo rendono ancora più marginale l’importanza della forza lavoro. Ciò che ci attende ormai è l’instabilità politica sociale ed economica, ed io credo che in un tale ambiente sarà difficile se non impossibile che il neo-liberismo di V. H.ci possa fare prosperare. Se le risorse non sono sufficienti per garantire a tutti un sano neo-liberismo , allora come sta avvenendo ora queste vengono ricavate dalle classi medie e medio basso della popolazione , mettendo in atto un feroce piano di sfruttamento capitalista dei pochissimi su una moltitudine gigantesca di individui. Affinché questi acconsentano volontariamente a farsi sfruttare fino all’esaurimento di se stessi , il neo-liberismo adotta comportamenti e tecniche molto sofisticate: Il potere dell’informazione. Ho già ampiamente scritto di questo subdolo potere, e ribadisco solo poche cose: come la stragrande maggioranza delle cose l’informazione può essere una benedizione se va nel senso di una maggiore democrazia, se questa fosse realmente libera, così come prospetta lo stesso V. Hayek , ma in una situazione di penuria delle risorse dove ad arricchirsi possono essere soltanto in pochi sottraendo ai molti , diventa fondamentale farsela amica, altrimenti l’inganno non potrebbe funzionare. Il capitalismo odierno ha fatto di più: è divenuto padrone e controlla direttamente o indirettamente tutta l’informazione disponibile, lasciando solo spazi marginali come i blog di internet , dove però è necessario dedicare cura e passione personale ,oltre che molto del proprio tempo alla ricerca di informazione libera. Il potere della finanza e delle banche centrali. A questo argomento bisognerebbe dedicare molto spazio, io mi limiterò alle cose essenziali. Molti dei miei conoscenti propendono per dare tutta la responsabilità di questa crisi alla questione centrale della stampa della moneta. Sono d’accordo si tratta di un problema fondamentale della nostra democrazia, è la tecnica più sofisticata con cui i fautori del neo-liberismo si appropriano delle risorse di intere nazioni, la giustificazione o meglio la legittimazione che si danno è che il controllo della stampa del denaro non può essere lasciato nelle mani dei governi, che ne approfitterebbero per depauperare le risorse dei cittadini, stampando moneta a loro piacimento e per fini elettorali, mentre se la stampano loro attraverso la proprietà delle banche centrali questo non succede. Non so se è vero ,(anche se l’evidenza proverebbe il contrario) ma rifiuto l’idea che a svolgere questo fondamentale compito debba essere un soggetto privato , che lo fanno a nome e per conto di tutti i cittadini, senza averne il mandato democratico e la responsabilità, che di fatto ricade su tutti. Se le cose vanno bene i benefici vanno alle banche private , quando come adesso le cose vanno male a pagare il conto debbono essere i popoli, che pagano il salvataggio delle stesse, senza potere esercitare alcun controllo. L’ultimo punto in ordine ma sicuramente molto importante è l’ambiguità che non consente mai di stabilire di chi è la reale proprietà del denaro stampato, dando ampia discrezionalità al sistema finanziario privato di appropriarsene senza pagare oneri. Anche in questo il neo-liberismo di V. H. risulta fallimentare, lui sostiene che il fondamento della libertà è l’accesso alle risorse, e questo è quello che lo stato dovrebbe garantire a tutti i cittadini, attraverso il rispetto delle regole di legge, ma se le risorse vengono sottratte alla disponibilità comune così come avviene attraverso l’indebitamento collettivo e alla espropriazione della proprietà del denaro, come è possibile adempiere al suo neo-liberismo? Eccovi un estratto preso da un quotidiano, chi parla è un banchiere: “Ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale ,almeno sotto due profili. Il primo è la fine di un ciclo del capitalismo , che non può più contare su un forte indebitamento per finanziare i consumi dei privati o le spese degli investimenti degli stati sovrani. Da qui il rischio recessione… “di più. E’ quella che Kenneth Rogoff chiama la -grande contrazione- .L’incoraggiamento ad indebitarsi di più per consumare di più è finito, anche se non conosciamo le caratteristiche della nuova fase. Dovremo scoprirle e capire quale sarà il livello di crescita possibile.” L’intervista era stata rilasciata dal banchiere Victor Massiah della banca UBI sulla Stampa di venerdì 6 gen2012. Questo pezzo serve per fare capire che l’incidenza del sistema finanziario sulle nostre vite è divenuto determinante ai fini di una corretta applicazione del neo-liberismo di H. ,noi comuni cittadini siamo controllati da esso , e pur dovendo garantire con il nostro lavoro i suoi guai , non abbiamo nessuna voce in capitolo circa il suo funzionamento. Io non credo che V. H. pensasse che si possa essere liberi di svilupparsi né come singoli ne come collettività con una simile tagliola sulle nostre teste. Il pezzo sopra mette in evidenza come il capitalismo nostrano abbia offuscato le menti della gente , nel mentre gli sottraeva economia reale fatta di lavoro e produzione, la sostituiva con economia finanziaria concedendo di mantenere il livello dei redditi attraverso il credito facile. Questo ha determinato un indebitamento proibitivo , e ha mandato in tilt l’economia occidentale in particolare ma possiamo anche affermare l’economia mondiale. I paradossi del neo-liberismo di V. Hayek e le ambiguità della politica. La politica e le sue responsabilità. Credo che stia realmente per finire un'epoca, presto l'ubriacatura data da questa dottrina svanirà, a noi resteranno i postumi della sbornia , e i cocci rotti di un'epoca che per quanto contraddittoria ha avuto anche molti lati positivi. Le masse diseredate di inizio secolo scorso ,specie in occidente hanno potuto grazie anche a quel capitalismo sociale tra gli anni 1950-1980, accedere a un patrimonio di conoscenze e di ricchezze fino ad allora appannaggio di pochissimi .Oggi è tempo che si ricominci a fare chiarezza, e si torni alla politica che guida i popoli, che li rappresenti senza le attuali ambiguità. La politica è stata la responsabile prima della situazione attuale, ed è giunta l'ora che rimedi ai suoi stessi errori. Deve decidere se essere ancora l'ancella dei poteri economici ,oppure tornare guida degli interessi generali. Deve decidere se conta la salvezza di molti , o quella di uno a scapito degli altri. Deve decidere tra gli interessi collettivi o quelli corporativi. Deve decidere se vuole una società fortemente individualista , o tornare a fare sentire le istanze sociali. Deve decidere se rappresentare uno oppure tutti. Deve decidere se tornare protagonista ,o annullarsi in un unicum spazio tempo indefinito, caratterizzato dalla sua marginalità , e dalla sua totale incompetenza ad affrontare i mali del nostro secolo. Quando nel 1989 con la caduta del muro di Berlino fu chiaro a tutti che aveva vinto il modello capitalista sul modello socialista – comunista , le sinistre occidentali rimasero senza una gamba, senza un riferimento concreto a cui rifarsi. Scelsero così loro malgrado di sostituire la gamba mancante adottando essi stessi lo stesso modello capitalista liberalista dei partiti di destra. Conservarono un antagonismo di facciata, e adottarono un riformismo di resistenza, con l’obbiettivo di ritardare quanto più possibile la totale vittoria del neo-liberismo, ritenuto comunque un modello economico e politico a cui non era possibile opporsi. Il progressismo di sinistra ha come meta il raggiungimento e l’istaurazione del neo-liberismo in tutte le sue forme, ma introdotto a passi lenti. Oggi in Europa tira un vento che proviene sempre da un’unica direzione: quella auspicata da V. Hayek e del suo neo-liberismo. Sono stati sciolti molti dei più importanti controlli statali sulla finanza, e questo è stato fatto indipendentemente dal colore dei governi. Il Democratico Bill Clinton durante gli anni novanta annullò la Glass-Steagall Act , che impediva alle banche commerciali (quelle dove vengono depositati i conti correnti dei cittadini) di fungere anche da banche di affari . In Italia sempre durante gli anni novanta avvenne una colossale svendita delle più importanti aziende pubbliche italiane anche ad opera delle sinistre che in quegli anni governavano il paese. In Inghilterra patria adottiva del fondamentalismo Hayekiano ad opera dei conservatori di M. Thatcher è stato smantellato quasi tutto lo stato sociale costruito durante gli anni 60-80 . Nel resto d’Europa le cose vanno tutte nella stessa direzione: fallimento finanziario e sociale , economia in decrescita forzata , abbattimento dello stato sociale , eliminazione di diritti alle classi meno ambienti, destrutturazione del mondo del lavoro , aumento delle diseguaglianze, redditi da lavoro in caduta libera , sindacati annichiliti da uno strapotere capitalista, e politica assente o comunque complice di chi detiene il potere economico e finanziario. Se il modello capitalista Hayekiano fosse realmente vincente oggi non ci troveremo davanti alla più grande crisi sistemica che il capitalismo ha di fronte. Invece di ripensare criticamente la situazione in Europa assistiamo all’instaurarsi di un fondamentalismo ideologico che vuole assoggettare ed adattare tutto il sistema sociale , e il mondo del lavoro alle esigenze del neo-liberismo, riformando in tal senso dall’alto e senza il consenso dei cittadini (vedi governo tecnico in Italia e Grecia) lo stato sin dalle fondamenta ( vedi il pareggio di bilancio statale in costituzione). Sarà chiaramente un fallimento che verrà pagato sulla pelle di milioni di lavoratori Europei ,che vedranno soltanto recessione e caduta dei loro redditi. Non avremo un nuovo periodo di crescita, ma un lungo periodo caratterizzato da disordini sociali, fino alla rottura di quel patto fra classi che ha acconsentito una lunga e proficua pace sociale determinando il successo nel mondo di quel modello sociale ed economico fin qui tanto invidiato. E’ tempo che i partiti politici facciano pulizia al loro interno : un posto per ogni cosa , e ogni cosa al suo posto. Quello che mi meraviglia nei partiti socialisti europei, e in genere nei partiti di sinistra è la confusione ideologica che vi regna. Trovo che sia lecito riporre fede nei concetti di V. Hayek e del suo liberismo spocchioso ed elitario, basta informare i propri elettori che quella è la strada che si vuole percorrere. Là dove questi partiti tradizionalmente portatori dei valori tipici della sinistra che sono: giustizia sociale in primis, redistribuzione delle risorse, dignità del lavoro e dei lavoratori con il mantenimento e l’estensione dei diritti che il mondo del lavoro aveva conquistato , riconoscimento delle istanze sociali e dei beni comuni quali patrimonio inalienabile di tutti i cittadini, tanto per citare i più importanti. Se invece si vuole andare nel senso del neo-liberismo e dell’individualismo ,liquefacendo lo stato e permettendo il borseggio della collettività da parte dei poteri finanziari in primis , e di quel capitalismo corsaro e prevaricatore , basta dirlo chiaramente! Avere opinioni e visioni neo-liberali va benissimo , lasciare nell’incertezza e sbigottiti i propri elettori soprattutto in tempo di profondi cambiamenti come sta avvenendo oggi, è incoerente e sbagliato, ma soprattutto risulterà perdente da un punto di vista politico. Questi partiti andranno in contro a profonde crisi di identità politica, gli elettori smarriti e disamorati andranno in cerca di una politica che li rappresenti! Rimanere in mezzo al guado senza avere il coraggio di fare scelte chiare è qualunquismo., se non becero opportunismo. Pensare di porsi come guida di un paese senza risolvere la questione sostanziale della propria identità renderà le sinistre deboli e incoerenti . Fare progetti , dare direttive e poi assecondare il volere una società neo-liberale , non ci consentirà di avere l’una ne di avere l’altra. La politica deve decidere se mettere al centro delle sue attenzioni l’individuo, o se tornare ad occuparsi anche del collettivo, se contano di più le esigenze dei meno o delle masse , se tassare chi ha di più , od ostinarsi a togliere ancora reddito e diritti alle classi più ambienti ,che diventano sempre più arrabbiati e consapevoli di questa iniquità. In America la classe agiata super ricca contribuisce con appena il 15% del proprio reddito, mentre la classe media ha una tassazione mediamente del 40% , e questo a vari livelli avviene anche in Europa ed in Italia. Oggi possiamo cominciare a definirci post-ideologici per quanto riguarda le ideologie del secolo scorso, ma non è possibile non avere una ideologia, intesa come visione della società a prescindere. Siamo pertanto condannati ad elaborare nuove strategie per quanto riguarda l’economia e un’idea di società che tenga conto sia delle risorse disponibili sia del numero di individui e dei loro diritti per potervi accedere. La politica può scegliere di non fare niente oppure come adesso in Italia di fare un passo indietro, ma essa verrà travolta dagli eventi, e saranno questi a governarla, e non viceversa come invece ci si augurerebbe. Se l'Euro come esperimento monetario fallirà , potrà farlo indipendentemente dalle singole volontà dei paesi aderenti, semplicemente perché soggetta a leggi di mercato che nessuno guida più. Oppure sospinta da sommosse popolari che non vorranno morire di fame a causa e per conto del suo attuale mantenimento, che ormai prescindono dai reali benefici. Ci potrà ancora essere spazio per un riformismo di sinistra , che tenta di riformare lo stato sociale per adattarlo alle esigenze del libero mercato neo-liberista? Significherà spiegare ai propri elettori che si tratteranno di aggiustamenti al ribasso, e bisognerà capire dove può essere collocato il punto di rottura dell’equità sociale, cioè il punto di equilibrio passato il quale si dà avvio un effetto valanga sociale da cui difficilmente si torna indietro. Il problema Europa. Oggi i governi europei nostrani ci cantano la monotona nenia che l’integrazione Europea sia necessaria per i nostri stessi interessi, e che bisognerà fare tutto il possibile e forse anche l’impossibile per salvare questa unione Europea e monetaria, anche a costo di morire per questa causa. Ma cosa è in definitiva lo spazio Europeo adesso , cosa è rimasto del sogno dei padri fondatori, cosa c’è ancora rispondente alla carta dei principi dell’unione Europea? Quello a cui stiamo assistendo è uno scenario raccapricciante, dove il risentimento sta prendendo sempre più corpo in quei popoli che si sarebbero dovuti unire per formarne uno unico. Ecco un sunto tratto da un articolo di Moreno Pasquinelli sollevazione.blogspot.com. L’Europa attualmente si può configurare essenzialmente come uno spazio economico e per giunta fragile, a causa delle storture native gravissime che convergono su due cause complementari: La moneta unica da una parte e, dall’altra, i Trattati di Maastricht e di Lisbona i quali, massima assurdità, non sono tanto trattati politici, ma trattati stringenti di politica economica , monetaristi e liberisti al tempo stesso. Dove sta l’assurdità? Nessun governo serio si impiccherebbe mai ad un dogma economicista, (oltretutto senza non hanno nessun fondamento scientifico) e nemmeno ad una data dottrina. L’economia conosce dei cicli, espansivi o recessivi, ad esempio. Ogni economia è infine parte dell’economia mondiale , e deve adattarsi in maniera flessibile e repentina agli scambi, agli andamenti delle partite correnti. Può quindi vedersi obbligata, ad agire su più leve, tra cui ad esempio quelle della politica monetaria, della svalutazione competitiva, del credito, del mercato del lavoro ecc..,per fare fronte ai mutamenti repentini. La prussiana costruzione dell'euro, in un mondo competitivo che corre a velocità forsennate, solo per questa sua estrema rigidità, è destinata a sfracellarsi. Ed è come minimo singolare che mentre i governi "europeisti" (ovvero quelli che portano l'Unione allo sfascio) fanno della "flessibilità" del mercato del lavoro un mantra, esibiscono la più tetragona ottusità, persistano nel difendere ad ogni costo, contro ogni evidenza, i Trattati di Maastricht e di Lisbona. Come si vede americani ed inglesi non commettono lo stesso errore, anzi, da paesi leader del liberismo, sono stati lesti nell'adottare misure di tipo keynesiano, ovvero non di austerity ma di quantitive easing, di sostegno ampio al ciclo economico depresso. L'eurozona sembra una gabbia di matti, di dogmatici, di sacerdoti dell'ortodossia liberista e monetarista, ciò malgrado le loro dottrine abbiano fatto evidente fiasco. Se questi ierocratici si ostinano nella loro posizione, è anche perché gran parte delle sinistre europee li sostengono de facto, non vogliono prendere atto che l'Euro è stata sì una scommessa ambiziosa, ma una scommessa già persa. Solo la miopia o il servilismo verso le oligarchie bancarie (anti)europeiste può spiegare tale atteggiamento suicida. Questo tipo di Europa si può ancora considerare la soluzione oppure è divenuto il nostro più pressante problema? Antonino Costa.

domenica 1 gennaio 2012

Le regole del gioco.

Antonio Costa. 1 gen.2012 Quando si gioca a un nuovo gioco la prima cosa da imparare per poter giocare sono le regole del gioco. La seconda cosa di cui essere sicuri per poter avere la possibilità di vincere è quella che tutti rispettino le stesse regole. E’ uso comune nelle gare di affidarsi ad un collegio arbitrale terzo, che consenta di svolgere la competizione con la convinzione che tutti rispettino le regole, e quindi che possa vincere il migliore. Quando voi entrate in un Casinò , e vi giocate i vostri soldi nelle speranza di vincerne altri, lo fate con la convinzione che il banco non sia truccato, altrimenti in quel casinò non ci mettereste piede. Vi sedete ai vari tavoli di gioco, e dopo averne appreso le regole, vi mettete a giocare, e se siamo in una situazione normale, per la legge delle probabilità potrete vincere anche voi come chiunque, e il banco avrebbe le vostre stesse possibilità di vincita . Ma se il banco fosse truccato? E soprattutto se voi continuaste a giocare ignorando che il banco è truccato cosa accadrebbe? La cosa più ovvia è che perdiate tutti i vostri soldi(è esattamente ciò che il Casinò voleva !). Ci potrebbero essere anche altri casi in cui nonostante il vostro impegno e il vostro talento non riuscireste a vincere: giocare dove si bara sulle regole, oppure corrompendo il collegio arbitrale in una gara, o corrompendo alcuni giocatori della vostra squadra ,o semplicemente evitando di farvi capire bene quali sono le regole del gioco. In altri casi ci possono essere delle regole talmente sfavorevoli a voi, che nonostante tutti gli sforzi comunque non avreste nessuna probabilità di vincere. Quello che ci sta succedendo oggi in Italia in Europa e direi in tutto l’occidente è di essere in una di quelle situazioni che vi ho appena descritto: le regole del gioco imposte alla nostra economia dalle politiche occidentali non ci consentono di vincere in alcun modo la sfida della crescita! Il gioco a cui siamo costretti nostro malgrado a giocare ,è totalmente sfavorevole a noi; è come dover correre con i piedi legati, oppure dover salire sul ring con un braccio solo, o peggio con tutte e due le braccia legate. Nonostante tutti gli sforzi e i sacrifici che possiate fare non avete nessuna possibilità di vincere. Così nessuna manovra fatta da questo governo o da altri potrebbe tirarci fuori dai guai del debito, o toglierci dalla costante minaccia dei mercati, se non cambiando profondamente le regole del gioco. Intanto va detto che un debito che è cresciuto in molti anni non è possibile abbatterlo in pochissimo tempo, l’unica cosa che si può ottenere è l’uccisione finanziaria del debitore, oppure una sana dichiarazione di insolvenza. Ma la domanda che sorge spontanea è: perché il sistema si comporta in questo modo? La risposta è semplice e complicata nello stesso tempo : oggi non siamo più in presenza di un libero mercato fatto da una grande moltitudine di soggetti privati che pur volendo realizzare lauti profitti non ucciderebbero la gallina dalle uova ‘oro. Chi controlla il mercato sono dodici grandi gruppi bancari, alcuni grandi fondi di investimento , e qualche multinazionale. Questi a sua volta hanno in pugno il collegio arbitrale come le agenzie di raiting (Moodies Standard and Poors etc…) , inoltre hanno uomini infiltrati nelle varie squadre di gioco governative degli stati ( Mario Monti , Draghi, Il Greco Papadopulos e altri tecnocrati infiltrati nella commissione europea la cui lista sarebbe troppo lunga) , in più hanno il controllo dei vari Think Thank di pensiero neo-liberale, costituito da vari professori di economia con titoli altisonanti inseriti in queste associazioni e pagati dal sistema finanziario capitalista, che vengono successivamente assunti dai politici come consulenti economici governativi, se non direttamente messi come ministri, o sottosegretari nei governi. Noi popolo crediamo di essere in buone mani, e che questi “Dotti medici e sapienti” stiano lavorando per toglierci dai guai finanziari ed economici in cui siamo caduti, o meglio in cui loro ci hanno spinti. E ci rivolgiamo ancora a loro che hanno creato il problema, sperando che risolvano quel problema che hanno creato. Purtroppo i loro interessi sono lontani dai nostri. I loro interesse è che noi si continui a lavorare gratis per loro, dandogli benessere e ricchezza ,e inoltre con quella ricchezza posseggono tutti i mass-media e le TV , quindi attraverso un vero servizio di disinformazione manipolano la realtà, portandoci a credere a quello che gli pare a loro ,in direzione dei loro interessi. Ormai avere un cittadino consapevole ed informato non rientra più nei loro interessi, e quindi truccano le regole del gioco , per impedirci di vincere, esercitando correttamente il ruolo democratico a cui avevamo diritto. Lo scopo di tutto questo darsi da fare, è quello di potere esercitare un potere assoluto attraverso il possesso e il controllo reale di tutte le ricchezze degli stati. La politica vera responsabile dello stato di cose a cui siamo giunti, è ormai al totale servizio di questa oligarchia fatta di grandi capitalisti e di banchieri/finanzieri. I grandi professori in economia sono stati reclutati sempre dalla stessa oligarchia, che finanzia i think thank di pensiero neo-liberale affaristico per divulgare il loro credo, e sopratutto per orientare le scelte economiche dei vari stati verso i loro interessi. Ma quando questo non basta , o quando si incontrano politici riottosi a mettere in campo le loro ricette, allora intervengono direttamente ,come nel caso Italia e Grecia con i vari governi tecnici. In altri casi si limitano a mettere nei vari governi i loro uomini, come per esempio in USA o in Spagna adesso con il nuovo governo a cui al dicastero dell'economia è stato chiamato l'ex ceo della Liman Brothers. Questo gioco truccato serve per permettere a questa oligarchia di governarci sfruttando le regole democratiche, che ci fanno credere di essere noi a determinare il nostro destino , mentre in realtà sono loro a determinare le scelte più significative. E' possibile così riuscire a farci lavorare praticamente gratis con il nostro stesso consenso. Il mercato del lavoro per esempio è il campo dove avviene un vero e proprio accanimento terapeutico, così le pensioni. Eppure ogni volta che ci mettono mano i lavoratori fanno passi indietro nel loro reddito. Oggi in Italia la tassazione per i poveri tapini che vengono rapinati alla fonte arriva fra indiretto e diretto almeno al 65% del reddito,e con le ultime manovre arriverà al 70%. Dopo di ché ci annunciano anche una serie di privatizzazioni di beni e servizi pubblici che non ha precedenza nella storia di questo paese, servizi che noi già pagavamo prima al netto della tassazione,dopo averne finanziato la costruzione. Così autostrade e infrastrutture varie,ferrovie scuole, servizi di trasporto pubblico,distribuzione acqua, energia elettrica e linee telefoniche .Oggi sono diventati appetibili per i signori delle “Ferriere” ,e con vari trucchi e truffe finanziarie vengono privatizzate, con il pretesto che bisogna fare cassa per fare diminuire il debito pubblico, che loro artificialmente hanno creato ,infatti non vedo come un lavoratore che ha contribuito tutta la vita con quel livello di tassazione abbia potuto solo pensare di avere in qualche modo contribuito a creare quel debito. Propongo un brano che da solo chiarisce come il sistema finanziario europeo sia qualcosa di folle, lontano dal controllo popolare che invece lo deve garantire: Dicembre 2011. La BCE ha prestato 500 miliardi di euro alle banche europee a un interesse dell'uno per cento per tre anni. Praticamente gratis. Lo ha fatto per far ripartire l'Europa. Per permettere alle banche di riaprire i rubinetti e finanziare l'economia reale, per le imprese che stanno chiudendo alla velocità della luce. I soldi della BCE non nascono sotto i cavoli, ma sono garantiti dagli Stati della UE, in definitiva sono nostri. Le banche vanno salvate, sono in crisi di liquidità e non si prestano neppure più i soldi tra loro. Inoltre hanno in pancia miliardi di crediti inesigibili e di schifezze finanziarie varie che devono, prima o poi, svalutare. 500 miliardi sono un'ancora di salvezza e, infatti, c'è stata la coda dei banchieri per ottenere il prestito come per i saldi di fine stagione. Le banche, però, fanno le banche. E' nella loro indole usuraia. I capitali vanno investiti dove è più alta la remunerazione(con questo sistema paradossalmente ma molto realisticamente quei soldi potrebbero andare ad investimenti extraeuropei). Dare soldi a un'azienda in difficoltà o a una start up è un rischio. Comprare titoli pubblici lo è un po' meno. Deve fallire un intero Stato. E allora è probabile le banche acquisteranno i titoli di Stato dei Pigs, quelli con gli interessi più alti, dal 6/7% in su. Un guadagno netto garantito. E anche un gesto nobile. Il prestito accordato dalla BCE coprirebbe per tutto il 2012 l'intero fabbisogno di Italia e Spagna. L'Europa sarebbe salva. Qualcosa in questo gioco di prestigio però non torna. Per salvarci e collocare il debito pubblico dobbiamo pagare interessi altissimi alle banche con soldi prestati da noi attraverso la BCE. Le stesse banche, a iniziare da quelle francesi e tedesche, che hanno venduto a piene mani titoli italiani e spagnoli nell'ultimo anno. E che ora li ricompreranno con interessi quintuplicati. La ragione si smarrisce in questo labirinto. In questo Giro di Bot. Perché riconoscere gli interessi a banche private che comprano il nostro debito prestandogli i soldi? Compriamocelo da soli il debito, con il Tesoro o la Banca d'Italia, almeno gli interessi li pagheremo allo Stato. Il brano sopra è tratto dal blog di Beppe Grillo ,che sintetizza bene la follia di una banca centrale che non si capisce a chi risponde, o meglio ciò che si capisce è che non risponde agli interessi degli stati e quindi ai rispettivi popoli. Questa crisi sarà lunga e dolorosa, perché farà scoprire a molti Italiani ed Europei, che le regole del gioco con cui stiamo vivendo sono state alterate, oggi non solo ci raccontano un sacco di frottole, ma scopiamo che il banco è truccato, le regole sono tali che noi non possiamo fare altro che perdere. Il nostro reddito e i nostri diritti non potranno fare altro che contrarsi , le normali regole della democrazia sono state ormai alterate , l’informazione ha perso la sua utilità sociale, ponendosi al servizio della finanza e dei capitalisti, la politica ha perso completamente la bussola e la legittimità ,essendo ormai guidata dall’economia affaristica che risponde soltanto al criterio del proprio profittevole interesse, l’economia se ancora così la si può chiamare così è diventata ormai una canaglia che risponde soltanto ad interessi di parte di pochi e selezionati capitalisti e finanzieri. I cittadini comuni che sono la stragrande maggioranza non hanno più rappresentanza nei rispettivi parlamenti nazionali, e quindi si sono dati al gioco del “pendolo” , hanno dato a tutti un sistema politico bipolare, per cui nel gioco della eterna scontentezza si continua di volta in volta a cambiare colore del governo , e ogni volta le speranze vanno deluse in quanto il vero programma di governo è dettato da altri. Presto diverrà evidente lo scollamento fra istituzioni legali e formali e l’intera società non più in sintonia con questi interessi formali, che pertanto perderanno la loro legittimazione, divenendo nei fatti illegittimi , in quanto rappresentano gli interessi dei pochi ricchissimi ma nei numeri molto minoritari. Si aprirà la stagione che io spero sia pacifica dei disordini sociali, la gente non sarà disposta ancora a subire le continue angherie di questa classe dirigente demente e decadente, in larga parte anche incompetente ad affrontare sfide di questa portata. C’è bisogno di una nuova classe politica che abbia il coraggio a rimettere al centro l’azione politica che rappresenti gli interessi generali e non quelli particolari dei pochi. C’è bisogno di una classe politica competente e consapevole che le sfide che gli si pongono sono rivoluzionarie rispetto al passato, bisogna “scacciare i mercanti dal tempio” e ritornare a una politica che argini il mercantilismo sfrenato con valori comuni condivisi, che sappia vedere la globalizzazione non come un campo dove tutte le scorrerie sono permesse , ma come opportunità da offrire ai propri governati. Bisogna ritornare a regole semplici e non truffaldine, che diano veri risultati e non irrealizzabili chimere, e lunghe attese basate su false aspettative che mai si realizzeranno. Perché M. Monti a anche altri governi non riescono a fare ripartire la crescita ? Perché l’unica cosa che riesce bene sono tagli e nuove tasse. La risposta sta in quello che è stato appena dimostrato, infatti è perlomeno curioso in un mondo che ha produzione industriale addirittura in eccedenza, abbiamo tecnologie e energia in grado di risolvere gran parte dei nostri problemi di sussistenza ,attualmente non c’è crisi di penuria alimentare almeno nei paesi occidentali del mondo, eppure siamo entrati in una crisi che si approfondisce di giorno in giorno, visto i fondamentali non dovrebbe esserci! Cosa succederà quando si comincerà a diffondersi l’idea che questa crisi non sia affatto un evento naturale? Chiudo con questa domanda , di cui mi occuperò in un prossimo pezzo. Antonino Costa 1 Gennaio 2012-01-01

lunedì 5 dicembre 2011

La teoria economica e il monetarismo Neo-liberale.




C’è il fondato sospetto e per molti è già certezza che la teoria economica Neo-liberale non sia neanche da considerarsi una teoria economica, bensì un’elaborata strategia militare di conquista di nazioni straniere attraverso l’impiego della finanza anziché  dell’esercito in armi. Si tratta in definitiva di impiegare l’arma finanziaria al posto di quella militare. Si è dimostrata  molto più economica e sicura dell’ opzione militare stessa ,e di gran lunga più flessibile e controllabile.
Ma quale è il fine?
Lo scopo è il più antico del mondo ed il più perseguito dalla specie umana, depredare i beni altrui, ridurre in schiavitù, ottenere potere attraverso l’altrui assoggettamento , nonché agi e ricchezze con il minimo sforzo possibile ,  evitando i rischi connessi a tale attività.
Perché è plausibile che non si tratti di teoria economica?
In primo luogo non esiste paese che avendola applicata abbia tratto dei vantaggi economici reali, e quei paesi che l’hanno propagandata ( in primis USA ed Inghilterra) non erano realmente neoliberisti . Lo scopo era ed è quello di imporlo ad altri paesi e non a se stessi, in modo tale da indebolirne le difese economiche  e  permetterne così la conquista  attraverso la privatizzazione delle imprese di produzione  di beni e servizi nazionali, nonché l’espropriazione delle risorse naturali. E’ pura e semplice politica di espansione economica nazionale, attuata con mezzi diversi . Chi si è opposto ha dovuto subire  la minaccia militare, e altre volte anche l’azione militare.
Le prove di quanto affermato possono essere sia deduttive sia induttive, e queste è possibile trarle soprattutto dal terreno della realtà. A tale proposito è utile citare un brano tratto dal libro di Loretta Napoleoni “ Il Contagio” , ed ecco cosa  determina il neoliberismo:
-Le prove generali delle rivolte arabe, mediorientali ed europee sono avvenute in Sud America dieci anni fa, solo che allora non esistevano i social media e quindi non c’è ne siamo accorti. In realtà si tratta della stessa pandemia democratica, che ha impiegato anni ad attraversare l’oceano. La matrice è infatti sempre la solita: il rifiuto da parte della popolazione del modello neo-liberista che poggia sulla privatizzazione dei beni dello stato e sulla concomitante spesa pubblica.                  Sulla carta non c’è nulla da obbiettare , il neo-liberismo prende piede ( lei comunque ritiene si tratti  di una teoria economica ,pur dimostrando che nella realtà non funziona) quando l’esperimento dello Stato assistenziale , il Welfare State, è già fallito. Molte delle critiche mosse al vecchio modello sono valide e fondate. Il problema è l’applicazione del nuovo canovaccio economico da parte di un élite che lo manipola a suo vantaggio. (Chiara dimostrazione che non è una teoria economica ma una strategia di aggressione ai beni comuni e alle sovranità nazionali da parte di mercati manipolati). L’alleanza che nasce tra potere politico ed economico per promuovere la nuova dottrina degenera presto in un accordo  tacito per fare i propri interessi, invece di favorire la crescita economica e il benessere della popolazione (c’era da dubitarne?).        Però nessuno se ne rende conto (una strategia ben congegnata deve rendersi invisibile). E’ la prima volta nella storia che un simile accordo viene stretto alla luce del sole, molti elettori se ne rallegrano vedendovi la riprova che qualcosa è cambiato dai tempi dell’emergenza dello Stato nell’economia ( anche in Europa accade oggi la stessa cosa , e in Italia con la rassegnata convinzione che da questa emergenza si esce appunto introducendo massicce dosi di Neo-liberismo.) In effetti , qualcosa è davvero cambiato. Ora è l’economia ad ingerire lo stato  (come volevasi dimostrare) surclassandone le funzioni e strangolando i suoi cittadini.                                      Invece di facilitare la democratizzazione dell’economia attraverso privatizzazioni e liberalizzazioni, infatti il credo neoliberista cementa il potere delle élite, che diventano moderne caste e deviano la crescita verso il portafoglio di una piccola percentuale della popolazione ( aggiungerei anche l’espropriazione della sovranità nazionale attraverso la migrazioni di risorse naturali e capitali verso altri paesi): L’un per cento   di quella mondiale intasca più della metà della ricchezza prodotta. Uno dei sintomi di questa devianza è dunque la sperequazione dei redditi(redistribuzione dal basso verso l’alto). Quella che ci viene proposta come la formula magica del benessere ,(forse non si tratta di una teoria economica??) nel decennio del thatcherismo e del reaganismo , ha effettivamente qualcosa di taumaturgico: fa vincere le elezioni a chi la sa applicare. Ma a livello economico e sociale produce, prima nella periferia dell’impero e poi al centro , solo crisi (C.V.D.). Questa è una verità che i burocrati delle organizzazioni internazionali (FMI ,BM, WTO, BCE ,etc..)non ammetteranno mai (chissà perché? Eppure a questi burocrati non mancano né titoli accademici ne ruoli di primo piano nell’economia mondiale). E i politici nemmeno, nonostante abbiano assistito negli ultimi venti anni a ripetute prove generali della crisi ( ma li avete osservato bene questi politici? Quei pochi che sanno sono affaccendati a fare i soldi, e la maggior parte dei rimanenti sono soltanto delle comparse, in un film di cui ignorano perfino la trama)  del debito sovrano che oggi colpisce il cuore dell’impero (Chi di spada ferisce di spada perisce). Nel 1994-1995 è la volta del Messico , pochi anni dopo, nel 1998 tocca alla Russia, nel 1997-1998 ai Paesi Asiatici , dopo il crollo dell’Argentina va in fallimento l’Ecuador ,nel 2008 l’Islanda e adesso sono i PIIGS a rischiare grosso. La verità è che la storia economica della globalizzazione non è un epica di vittorie e progressi ma un racconto dell’orrore, popolato da vampiri in gessati firmati, che dalle piazze affari occidentali succhiano ricchezza a chiunque (chissà dove la porteranno poi?) sia tanto stupido da credere alle loro proiezioni. Un ladrocinio in guanti bianchi ,insomma. Ma anche loro i Chicago Boys, i rampanti agenti di cambio ,i venditori dei derivati , sono solo marionette e raccolgono come molti politici le briciole della grande abbuffata neo-liberista.-
P.S. Le annotazioni fra parentesi sono  mie.
Quanto sopra è una breve ma magistrale narrazione di come il neo-liberismo inteso come scienza economica non abbia mai funzionato. Ciò che più stupisce nonostante le ripetute prove negative a cui assistiamo quotidianamente, è la credenza fideistica dei suoi sostenitori. Essi riuniti nelle varie associazioni concentrate soprattutto in occidente (i Think Thank  del pensiero neoliberale) continuano ostinatamente a pretendere di piegare le popolazioni al loro credo, come se si trattasse di una evangelizzazione forzata. Pretendono di piegare le nazioni ai dettami e ai capricci di un mercato finanziario, che è come affidarsi alle corse dei cavalli, o alle scommesse delle corse dei cani o al totip etc.. Pretendono di trattare intere nazioni come se fossero delle imprese . Quando una impresa industriale o di altro tipo è in difficoltà licenzia i propri lavoratori, e quindi non fa passivi, le imprese poi hanno la sola funzione sociale di fare profitti producendo beni e servizi, scaricando i passivi sulla società intera. Ma può una nazione comportarsi allo stesso modo? Può una nazione licenziare i propri cittadini? Può una collettività intera che ha al proprio seguito bambini ,anziani, malati ed altri passivi del genere? Certo che no!
Il più grande divulgatore del neo-liberismo : Milton Friedman
Il secolo scorso ha visto la più grande divulgazione di teorie economiche di tutti i tempi, siamo passati dal liberismo al capitalismo con la nascita del comunismo di Karl Marx, al Keynesismo dopo la seconda guerra mondiale, e con l’ascesa a potenza militare economica degli USA siamo approdati al neo-liberismo, e in particolar modo all’introduzione nel mondo della teoria più importante di Milton Friedman “Il monetarismo”.
Con il monetarismo la teoria economica Liberale nonché ideologia politica fa un salto di qualità, fino ad essere ritenuta da molti vera e propria scienza, e gli viene dato l’appellativo - Neo-liberismo-. Negli anni sessanta Friedman e Anna Schwartz  pubblicarono un importante lavoro, “Storia monetaria degli USA dal 1867 al 1960”, dove sostenevano che “L’inflazione è sempre e dovunque un fenomeno monetario”. Questo testo è divenuto una sorta di bibbia per i neo-liberisti. Il mondo intero dopo gli anni ottanta ha adottato formule economiche estratte da questo studio, ritenendole sicure , in quanto provate da studi scientifici .
*La Banca Centrale Europea basa ufficialmente la sua politica su teorie monetariste, perseguendo l'obiettivo della stabilità dei prezzi (lotta all'inflazione) attraverso la regolazione dell'offerta di danaro.
Friedman ritiene che la domanda di moneta sia una funzione stabile di parametri economici conosciuti, e pertanto regolando attraverso la banca centrale la quantità di denaro in circolazione è possibile determinare il buon andamento dell’economia. Lo stato dovrebbe fare soltanto questo e poche altre cose, e lasciare al mercato il compito di autoregolarsi, astenendosi da intervenire o meglio interferire nelle cose economiche. Dovrebbe privatizzare i beni e servizi comuni alienabili al libero mercato , che saprà più efficientemente gestirli. Inoltre ritiene che gli amministratori delle aziende devono la loro fedeltà esclusivamente agli azionisti . Pertanto il fine unico è quello di fare profitti per gli azionisti, e devono essere esentati da qualsiasi altro ruolo sociale , o implicazione di carattere etico.
*In economia il monetarismo è una teoria macroeconomica che si occupa principalmente degli effetti dell'offerta di denaro governata dalle banche centrali. Le teorie monetarie, in particolare, hanno come obiettivo il controllo dell'offerta di denaro e considerano l'inflazione come conseguenza di un'offerta di denaro superiore alla domanda.
*Critici del monetarismo sono i neo-Keynesiani, i quali sostenengono che la domanda di denaro è intrinsecamente collegata all'offerta, e diversi economisti conservatori, che sostengono invece l'impossibilità di predire la domanda di denaro.Stiglitz ha teorizzato che la relazione tra l'inflazione e l'offerta di moneta sia debole per l'inflazione ordinaria, mentre tassi elevati di inflazione sono un effetto della spesa pubblica in una situazione in cui la crescita del prodotto interno lordo non riesca ad assorbirla. 
*Note da Wikipedia.
Da un primo esame di tutto questo guazzabuglio si riesce a dedurre che le teorie economiche sono soltanto teorie empiriche non provate, e hanno poca attinenza con la scienza i cui caratteri rigorosi sono difficilmente controvertibili. Inoltre esistono varie correnti di pensiero e già questo impedisce di credere che si tratti di una scienza esatta. In più sentite cosa ha detto Friedman in una intervista del 2003:
*In un'intervista al Financial Times del 6 giugno del 2003 Milton Friedman sembra ripudiare la politica monetarista, affermando che "l'uso della quantità di moneta come obiettivo non è stato un successo" ... "non sono sicuro che oggi la incoraggerei con la stessa forza con cui l'ho fatto in passato."
*Nel 2003 Milton Friedman ha ritrattato molte delle politiche degli '80 basate su obiettivi quantitativi. Nel fare questo egli ha fondamentalmente ammesso che non è facile predire la domanda di moneta, una delle obiezioni delle prime ore al monetarismo.
Ora potremmo stare per ore a parlare di teorie economiche , e  sarebbe sicuramente istruttivo, ma  mi preme arrivati fino qui enfatizzare quanto segue:
1.      Le teorie economiche non sono un fatto scientifico, e pertanto possono essere fallaci. Qualora la loro applicazione dovesse risultare dannosa (come sta avvenendo adesso in Europa) dovrebbero essere abbandonate.
2.      La teoria monetarista sviluppata da Friedman ,è stata fondamentalmente un insuccesso là dove è stata imposta ,e quindi si tratta di un fatto scientifico essenzialmente nel dimostrare che è un fallimento (vedi sistema monetario Europeo).
3.      La globalizzazione attuata con la completa liberalizzazione dei capitali e con la completa rimozione delle protezioni produttive, a una prova empirica sta dimostrando la sua inconsistenza economica anche da un punto di vista degli gli stessi ideatori, sta creando enormi squilibri sia nelle produzioni di beni che nei consumi, e  soprattutto nella finanza, che ad oggi dagli anni ottanta ha raggiunto il valore di dieci volte superiore al valore del P.I.L. mondiale.
4.      Oggi siamo all’anno zero, il momento è topico, e pertanto è tempo di abbandonare le teorie economiche preconfezionate. E’ tempo di pensare a un nuovo sistema economico che tenga conto di ciò che è stato elaborato in passato ,ma che lo riadatti al presente senza preconcetti per nessuno , e senza pensare di avvantaggiare alcuno più di altri. Soprattutto è tempo di smettere di usare queste teorie fallaci come paravento ,per legittimare il furto alle classi medie e medio basse di tutti i paesi del mondo, a favore di una piccola élite di neo-affaristi, a cui preme soltanto l’idea di arricchirsi enormemente attraverso questo sistema.
5.      Ridiamo alla politica il posto che gli spetta, e soprattutto ridiamo al popolo intero il ruolo che gli è stato sottratto , affinché si compia un salto verso una reale democrazia dei molti, salvaguardando gli interessi generali e non quelli particolari.
6.      Per finire c’è da sottolineare l’enorme incoerenza tra l’idea di un sistema liberale, che pretende di dare massima libertà all’economia, e gli effetti che invece si riscontrano. Inoltre il sistema monetarista di Friedman, attualmente in vigore alla BCE (ecco perché non è stato voluto un governo comune per la  politica economica della UE, si pensava di governarne la economia comune attraverso la manipolazione della moneta usando le teorie di Friedman vedi parametri di Maastricht) . Quando esiste un governo che forzosamente  pretende di stabilire e a prescindere quale debba essere il tasso di inflazione, e quanta moneta debba girare nel sistema e diciamolo pure , attraverso meccanismi oscuri decide quale è l’inflazione dei paesi membri , senza un reale rapporto con la realtà, il disastro è solo questione di tempo. Ma cosa c’è di più illiberale di un sistema che viene forzato ad andare in una data situazione economica? E che pretende di dettare alcune regole economiche importanti, come la liberazione forzosa dei capitali, l’apertura completa dei mercati senza approntare alcuna difesa , e inoltre impone veti e divieti , come l’impossibilità da parte delle popolazioni di potere decidere se aderire oppure no, il divieto di rinegoziare il debito quando diviene troppo elevato, il divieto tassativo di creare un pò di sana inflazione che attualmente risolleverebbe almeno nel breve il problema finanziario ed economico. Come si può essere liberi se qualcuno detta le sue regole per questa libertà?? E quanto può essere rappresentativa una democrazia che perde la propria sovranità a favore dei mercati? E poi come è possibile vivere e progettare una vita con questa continua minaccia finanziaria?
7.      Oggi la miscela esplosiva è pronta ad esplodere , esattamente come nella cronistoria di L. Napoleoni , quando si trattò degli altri paesi. L’instabilità sociale dell’occidente intero sarà una costante dei prossimi anni, e la crescita sarà un vero miraggio compresa per la Germania che tanto si vanta di volere dettare le regole.
Per finire mi preme introdurre un altro attore in questo breve racconto: Noam Chomsky, dalla cui critica al neo-liberismo è scaturita l’idea di questo pezzo.
Noam Chomsky è ritenuto negli USA uno tra i dieci più importanti intellettuali del paese. Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo.
Si tratta di una persona impegnata anche politicamente , ed è proprio da questo suo impegno ormai più che trentennale che si basano tutta una serie di idee e posizioni circa la politica estera di molti paesi occidentali tra cui gli USA, ritengo infatti che la sua critica al neo-liberismo e quindi anche al monetarismo di Friedman abbia solide basi  e argomentazioni, basate su osservazioni reali della attuale situazione socio politico in cui viviamo.
Per fare questo inserisco un testo la cui lettura chiarisce molto bene di quale critica si Tratta:

*La critica al neoliberismo di Noam Chomsky

Autore: Matteo De Laurentis / Fonte: rebelion.org
“Crisi globale dell’economia”, è questa una delle espressioni più diffuse che hanno riempito le prime pagine dei giornali e i titoli dei telegiornali negli ultimi tre anni (dal 2009-2011). Perché? Che cosa è successo?
Esiste un metodo di analisi che possa mostrare in maniera semplice se non i meccanismi dettagliati di questa crisi, almeno le caratteristiche generali e intrinseche del complesso economico-politico che pare essere franato tutto d’un colpo?
Attraverso lo studio della critica di Noam Chomsky al neoliberismo contemporaneo la risposta più plausibile è che il sistema fosse destinato a tale fine; l’analisi del linguista statunitense, infatti, pare essere uno strumento in grado di darci un criterio per disegnare questo quadro, grazie alla descrizione di un rapporto biunivoco tra politica ed economia.
Il punto di partenza è, dunque, la critica al neoliberismo, concetto guida dell’economia degli ultimi decenni. Ma cosa si intende per neoliberismo?
La definizione teorica di questo termine è: una dottrina economica che sostiene la liberazione dell'economia dallo Stato, la privatizzazione dei servizi pubblici, la liberalizzazione di ogni settore non strategico e la fine di ogni chiusura doganale; in sintesi, la teoria economica del mercato del globale che secondo le analisi degli economisti ha fallito, come spiega in modo esplicito, Duccio Cavalieri, professore ordinario di economia dell’Università di Firenze:
“In breve, la crisi ha evidenziato la mancanza nel sistema capitalistico attuale di validi meccanismi di autoregolazione del mercato. In questo senso, si può certamente parlare di fallimento del neoliberismo..”
Ma questo sistema economico funziona davvero così? Realmente risulta essere svincolato dalle politiche statali e fondato su una vera autoregolazione del mercato?
Da qui prende le mosse lo studio di Chomsky. A suo parere, infatti, il primo passo per comprendere una catena economica è sicuramente la struttura politica in cui essa si muove.
L’autore inizia la sua riflessione dalla fine della II guerra mondiale, vero e proprio nodo storico verso la struttura attuale delle relazioni internazionali.
Egli ci descrive gli anni che in scienza politica sono definiti del bipolarismo, dove gli Stati Uniti si presentavano come leader globali per potenza e ricchezza, con l’auspicio di mantenere tale ruolo ed estendere il loro sistema economico in quella che era chiamata la “Grande Area”, ossia tutta la porzione del globo al di fuori del blocco sovietico. In che modo gli Stati Uniti volessero imporre il proprio dominio, Chomsky lo ricava da un memorandum rimasto a lungo segreto, lo Studio di Pianificazione Politica n° 23, scritto da George Kennan, capo dell’ufficio programmazione del Dipartimento di Stato, nel 1948. La sintesi di esso è che, al fine di mantenere la superiorità conseguita, le strategie avrebbero dovuto privilegiare una politica di potenza, libera da sentimentalismi e ideologie quali ad esempio l’idea che il governo fosse responsabile del benessere di tutta la popolazione, o la difesa dei diritti umani, perché l’unico interesse da difendere era quello statunitense, ossia, come Chomsky stesso sottolinea, le necessità dell’economia americana. Egli ricava, dunque, da queste linee guida, la chiave per interpretare tutte le azioni militari degli USA dopo la II guerra mondiale. Ad ogni zona della “Grande Area”, infatti, era stato affidato un ruolo, e se uno stato all’interno di essa si fosse rifiutato di svolgerlo, l’intervento americano sarebbe stato immediato, come la guerra del Vietnam ben dimostra.
Questo prima parte di analisi suggerisce, pertanto, un primo paletto da porre alla definizione di neoliberismo. Se la scacchiera mondiale è soggetta in questi termini alla politica dello stato leader, infatti, il concetto di libero mercato trova un primo concreto ostacolo.
L’analisi di Chomsky non si ferma qui comunque, ma anzi indica un’altra tappa storica fondamentale per comprendere lo stato attuale delle cose, prettamente legata alla realtà finanziaria. L’anno è il 1971, quando una profonda accelerazione verso il neoliberismo contemporaneo fu causato dalla decisione dell’amministrazione Nixon di smantellare il sistema economico mondiale nato dagli accordi di Bretton Woods (1944), abolendo la convertibilità del dollaro. Vediamo perché:
“Gli accordi di Bretton Woods miravano a controllare il flusso dei capitali. Nel secondo dopoguerra, quando Stati Uniti e Gran Bretagna hanno creato questo sistema, c’era un gran desiderio di democrazia. Il sistema doveva preservare gli ideali sociali democratici, in sostanza lo Stato previdenziale. Per farlo occorreva controllare i movimenti di capitali. Se li si lascia andare liberamente da un paese all’altro, arriva il giorno in cui le istituzioni finanziarie sono in grado di determinare la politica degli Stati. Costituiscono quello che viene chiamato “Parlamento Virtuale”: senza avere un’esistenza reale, sono in grado di incidere sulla politica degli Stati con la minaccia di ritirare i capitali e con altre manipolazioni finanziarie.[...] Così in tutto il mondo, si assiste da allora a un declino del servizio pubblico, alla stagnazione o al calo dei salari, al deterioramento delle condizioni di lavoro, all’aumento delle ore lavorative.”
A seguito di queste affermazioni, la rete politico-economico risultante si profila così: da un lato una politica unilaterale imposta dal leader globale al resto del pianeta, dall’altro la possibilità per i flussi di capitale di muoversi liberamente all’interno di questo spazio. Il disegno non è ancora concluso, ma è importante notare, a questo punto, una considerazione ovvia ma degna di essere esplicata: a chi appartengono questi capitali liberi di muoversi all’interno del sistema? Ovviamente alle grandi multinazionali, in particolare quelle americane.
Ma perché questo libero flusso di capitali, ha causato nel corso degli anni un costante impoverimento della popolazione, una riduzione dei salari e il declino del servizio pubblico?
La spiegazione può essere formulata attraverso tre valutazioni.
Consideriamo, in primo luogo, il libero movimento dei capitali: è questo il fattore principale che negli anni ha determinato la costante contrazione dei salari e il calo del loro potere d’acquisto. Questo perché la possibilità di spostare il denaro senza barriere è divenuta una delle più potenti armi delle imprese da schierare contro le richieste delle associazioni dei lavoratori per un miglioramento delle loro condizioni di retribuzione o di lavoro in generale. La semplice possibilità di poter minacciare di trasferire la produzione a proprio piacimento, o averla spostata in luoghi dove il costo della manodopera era decisamente inferiore, ha progressivamente annichilito le rivendicazioni della classe lavoratrice, posta in una condizione di precarietà sempre crescente.
La seconda domanda da porsi è: da dove arrivano questi enormi capitali che i gruppi di potere, gli investitori, spostano a loro piacimento e senza porsi troppe domande? Chomsky risponde e dimostra che la risposta è “dallo Stato”. Si può definire questo passaggio come cruciale nell’analisi della Sua critica al neoliberismo, perché esso spiega due fatti:
A) il neoliberismo è pura teoria, l’economia reale è profondamente influenzata dagli stati;
B) le industrie delle multinazionali americane hanno sempre sovvenzioni o finanziamenti statali, pertanto mentre i profitti sono privati, i costi e i rischi gravano sulla popolazione.
Per spiegare il primo punto, Chomsky sottolinea come i due principali propugnatori internazionali del neoliberismo, USA e Gran Bretagna, in particolare a partire dagli anni ’80, nelle figure dell’allora presidente Ronald Reagan e del Primo Ministro Margaret Tatcher, abbiano sempre attuato misure protezionistiche di grande portata a difesa dei loro mercati interni. Analizzando il bilancio dell’amministrazione Reagan pubblicato sulla rivista “Foreign Affairs”, l’autore afferma che “egli fu il regista della più grande svolta verso il protezionismo mai verificatasi a partire dagli anni trenta.”
Alla luce di queste considerazioni, e in relazione all’analisi della politica internazionale statunitense fatta in precedenza, possiamo quindi affermare che se si può parlare di neoliberismo, esso va definito unilaterale. L’azione internazionale statunitense apre la strada agli investimenti delle sue grandi aziende, impone le modalità di governo e le politiche necessarie per favorirle e, nello stesso tempo, le mette al riparo dalle possibili conseguenze negative che il sistema da loro imposto potrebbe causare di riflesso.
Oltre ad essere protette dall’esterno, però, le grandi multinazionali sono difese dalla politica anche all’interno dei loro stati. Infatti, le misure protezionistiche garantiscono loro il mercato su cui far rifluire i prodotti (oltre a quello creato all’estero), godono di una legiferazione che gli garantisce, spesso, più diritti di un singolo individuo (per fare un esempio si consideri in Italia la Legge Maroni) e ottengono il denaro da investire da sovvenzioni statali, fatto totalmente contrario alla teoria neoliberista.
In questo senso, quindi, Chomsky afferma che i profitti sono privati ma i costi e rischi sono pubblici, socializzati.
Il risultato di queste analisi evidenzia tre caratteristiche fondamentali:
A) il progressivo impoverimento delle popolazioni degli stati potenti, poiché su di esse gravano i costi militari, i finanziamenti alle multinazionali e il progressivo calo dei salari;
B) lo sfruttamento delle aree più arretrate del pianeta, che fungono da bacino di risorse, umane e materiali, sia per la produzione sia per la creazione di nuovi mercati;
C) l’alleanza “Stato-Capitalismo” come arma di difesa.
Se il quadro era ed è questo, non era forse destino che la crisi mondiale, che oggi ci investe, piombasse sulle nostre teste? Certamente, come afferma Cavalieri, questo “neoliberismo” ha fallito.
Ha forse ragione Noam Chomsky, quando afferma che la comprensione della politica e dell’economia è alla portata di tutti, se si smaschera la retorica che le circonda e si raccontano i fatti per quello che sono?

Antonino Costa                                                              5 Dic. 2011